di Laura Silvia Battaglia, giornalista, direttrice responsabile Cartadiroma.org
Aya Mughari è nata leader. Ha appena 27 anni ma ha la maturità di una donna fatta. Non sorprende: è stata forgiata dalla vita, nascendo e vivendo a Gaza. Da quando è in Italia si è subito imposta come la voce più pronta e aperta a raccontare le modalità con cui gli studenti universitari ospiti in Italia – grazie ai corridoi umanitari innescati dalla richiesta della Conferenza dei Rettori nel 2024 – hanno vissuto in Palestina e oggi vivono nel nostro Paese.
Descrive sé stessa come “una persona molto ambiziosa fin dall’infanzia”. Racconta: “Durante il mio percorso accademico in Gaza, sono sempre stata tra i migliori studenti e ho sempre puntato all’eccellenza. Mi sono laureata in Fisica alla Facoltà di Scienze, classificandomi prima all’università con il massimo dei voti. In seguito, ho lavorato come assistente alla didattica per due anni presso il Dipartimento di Fisica e la Facoltà di Ingegneria.
Ho poi continuato gli studi e mi sono iscritta a un Master che ho completato con lode”.
Tuttavia, la guerra tra Israele e Hamas, dopo il 7 ottobre 2023, ha cambiato tutto, a partire dalle prospettive di futuro e, soprattutto, rispetto alla sostenibilità dell’immediato presente. Aya sottolinea ogni frase, che equivale a un pezzo della sua esperienza, con forza: “La guerra ha portato via la casa della mia famiglia, i miei studi, il mio lavoro: tutta la mia vita è stata sconvolta. A causa dei ripetuti sfollamenti, della mancanza di elettricità, di internet e delle risorse di base, non sono riuscita a discutere la mia tesi in tempo. Sono stata costretta a spostarmi da un posto all’altro, vivendo tra la fame, lo sfollamento e difficoltà estreme”.
La guerra l’ha piegata ma non l’ha spezzata. E Aya ne è molto fiera. “Nonostante tutto questo, dopo lunghi mesi di sofferenza e instabilità, sono finalmente riuscita a discutere la mia tesi di laurea magistrale nel 2025. Poco dopo, ho pubblicato il mio primo articolo di ricerca scientifica. Questo traguardo significa molto per me e sono molto orgogliosa di essere riuscita a raggiungere questo traguardo nonostante tutto quello che ho passato.
Per questo ho fatto domanda per le borse di studio in Europa con grande determinazione. Ogni giorno, per tre mesi, ho camminato attraversando lunghe distanze solo per trovare un posto con accesso a internet, grazie all’energia solare, così da poter caricare il mio portatile e presentare le domande di ammissione. Alla fine, la mia domanda per una borsa di studio in Italia, all’Università di Pisa, è stata accettata. Alhamdulillah, grazie a Dio”, sorride.
A traguardo raggiunto, per Aya sono sorte altre difficoltà, ugualmente grandi. L’attesa per la partenza è stata lunga e nulla era certo. Poi, è accaduto quel che Aya considera quasi “un miracolo”: “Sebbene lasciare Gaza sia stato estremamente difficile a causa della chiusura del valico di Rafah, dopo aver bussato a molte porte e aver sopportato una lunga ed estenuante attesa di un anno, l’ambasciata italiana in Israele mi ha aiutato a lasciare Gaza. Sono profondamente grata di questa possibilità e del fatto che è stato possibile. Essere oggi qui in Italia significa molto per me”.
Arrivata in Italia, per Aya è iniziata un’altra sfida con la testa in due posti: nel suo presente di studentessa universitaria qui in Italia e nella sua terra a Gaza, dove si trova ancora tutta la sua famiglia. “La mia esperienza con il programma accademico è molto positiva e appagante. Sono davvero felice di trovarmi in questo ambiente che offre supporto, istruzione di alta qualità e opportunità di crescita. Fare parte di questo programma mi dà la speranza e le motivazioni giuste per continuare il mio percorso accademico dopo tutto quello che ho passato. Rappresenta un nuovo inizio e un’opportunità per ricostruire il mio futuro”.
Le chiediamo di cosa è particolarmente orgogliosa, cosa rifarebbe e cosa vede davanti a sé. “Uno dei miei più grandi successi è non aver mai mollato, nonostante la guerra, gli sfollamenti e le perdite. Completare il mio Master in queste condizioni e pubblicare il mio primo articolo di ricerca sono traguardi di cui sono profondamente orgogliosa. Nel prossimo futuro, Inshallah se Dio vuole, il mio obiettivo è continuare con successo il mio percorso accademico e acquisire maggiore esperienza di ricerca. Sul lungo termine, vorrei conseguire un dottorato di ricerca in Fisica, un settore di studi che amo profondamente, e diventare una ricercatrice dell’Accademia. Voglio contribuire alla scienza e all’istruzione e continuare a impegnarmi per raggiungere i miei obiettivi con con fede in Dio”.
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