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#Nohatespeech. Raccontare l’estremismo senza istigarlo

Hate crime e estremismo. Il delicato ruolo dei media

Rilanciamo la traduzione di un articolo pubblicato dal Journal Exit Germany, basato su una ricerca condotta per una tesi di master e ripreso dall’European Journalism Observatory.

Crimini d’odio: che la stampa ne parli, ma con cautela

Di Katharina Neumann e Philip Baugut, ricercatori del Department of Communication Studies and Media Research della Ludwig Maximilian University di Monaco

Traduzione a cura di Georgia Ertz per lo European Journalism Observatory

Campi profughi dati alle fiamme in tutta Europa, bambini migranti attaccati da uomini mascherati a Stoccolma, episodi di terrorismo neonazista in Germania. Trattare dei reati d’odio e dell’estremismo di destra è vitale per le società democratiche, ma come possono i giornalisti svolgere questo compito senza correre il rischio di ispirare nuovi atti di violenza? Per chi fa informazione è possibile informare il pubblico senza fornire una piattaforma per le ideologie che stanno dietro a questi crimini? I criteri tradizionali di copertura mediatica fungono da deterrente oppure sono inevitabilmente ispirazione per nuovi reati?

Per la realizzazione del recente studio “Tra propaganda nazista e Facebook” sono stati intervistati diversi ex membri importanti di gruppi estremisti e neonazisti tedeschi per discutere dell’impatto dei media sulle azioni e posizioni delle loro associazioni.

La ricerca conclude che i giornalisti dovrebbero certamente continuare a riferire di reati d’odio, ma con cautela, in quanto:

La ricerca in esame è stata condotta in collaborazione con EXIT, un’associazione tedesca che aiuta ex membri di gruppi di estrema destra a tornare a una vita normale ed è basata su interviste qualitative raccolte in diverse città tedesche nel corso del 2014. Stefan B. è uno degli intervistati. Come ex leader neonazista, rispettato e influente nel sud della Germania, ha compreso davvero l’impatto che i media possono avere sull’estremismo di destra.

Stefan ora lavora come giornalista freelance e cerca di informare il pubblico sui pericoli delle ideologie di estrema desta. «Non è un compito facile», ha spiegato durante l’intervista, poiché ora non deve solo confrontarsi con messaggi intimidatori e minacce da parte dei suoi ex compagni di militanza, ma anche con la difficile questione etica di come scrivere delle violenze degli estremisti senza diventare fonte d’ispirazione per altri emuli pronti a spingersi oltre la protesta politica verbale.

Stefan è basso, ha gli occhi neri e lunghi capelli scuri che porta sciolti. È difficile credere che in passato fosse un neonazista, ma, come ci ha spiegato, i tempi in cui si poteva individuare un militante di questo colore da anfibi e bomber sono lontani. Stefan, durante l’intervista, ha raccontato di come i membri dei gruppi di estrema destra non abbiano più un codice estetico facilmente individuabile ed è quindi necessario criticare la rappresentazione stereotipata che i media spesso riflettono di questo mondo, dato che alcuni militanti in parte somigliano ai punk, ma altri a degli impiegati di banca.

«Le persone che fanno parte di questi gruppi sono spesso ritratte come stupide, anche se non è così – racconta Stefan – ci sono professori che sono attivi in questo mondo, e molte altre persone intelligenti, anche se non posso negare che ci siano pure molti idioti. Anche loro sono pericolosi. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che rappresentano un pericolo non solo i nazi che pestano, ma anche quelli che cercano di infiltrarsi strategicamente nella nostra società e di cambiarla».

Apparentemente rilassato e alla mano, Stefan ci ha confessato di essere tormentato dai sensi di colpa. I suoi legami con i neonazisti e altre comunità d’estrema destra erano sia numerosi che profondi. All’epoca della sua militanza, ad esempio, conosceva bene il gruppo Beate Zschäpe, tutti i membri della cellula terroristica neonazista NSU (Underground Nazionalsocialista), che per anni ha operato e ucciso in varie regioni della Germania, senza essere scoperta dalla polizia. Il fatto che il numero dei reati xenofobi commessi poco dopo la scoperta degli assassini dell’NSU, e la relativa copertura mediatica, fosse aumentato è la prova che la distinzione tra informare il pubblico e indurre all’emulazione è molto sottile. In Germania, è bene ricordare, ogni giorno vengono commessi, in media, tre crimini a sfondo xenofobo ogni giorno. Avendo fatto parte del mondo d’estrema destra per anni, Stefan dice di avere imparato dai suoi errori e di essere cambiato. Ora, ci ha raccontato, è giunto il momento di rimediare al passato.

Gruppi estremisti commettono crimini violenti per ottenere l’attenzione dei media


Anche Markus e André facevano parte di questo mondo ed erano i leader di un gruppo di nazionalisti autonomi. Secondo il loro punto di vista, è meglio che i giornalisti mostrino le diverse facce del mondo d’estrema destra, poiché ignorarle sarebbe un modo per sostenerlo. A loro avviso, se i giovani non sanno com’è fatto un neonazista, l’indottrinamento è più semplice.

Markus e André hanno lasciato il gruppo nello stesso periodo. Partecipando allo studio, entrambi hanno enfatizzato come i media abbiano rallentato la loro uscita dal mondo estremista, piuttosto che incoraggiarla. Markus, ad esempio, ha criticato l’atteggiamento giornalistico che cerca di evitare l’argomento: «Non essendoci mai un vero dibattito in merito, ho sempre creduto che i media avessero paura di affrontarmi dal punto di vista politico», ha detto Markus. André ritiene invece che i giornalisti falliscano la maggior parte delle volte in cui si rapportano a questo mondo.

Secondo André, questi gruppi vogliono ottenere l’attenzione dei media commettendo crimini violenti, e normalmente ci riescono: «È come una sorta di brand, perché sai che verrai trattato, in un certo modo, dai mass media. Per i gruppi questo è un importante metodo di identificazione. E questo attira anche molta gente». L’orgoglio di vedere le proprie attività illegali coperte dai media porta gli estremisti quasi a collezionare queste apparizioni.

Gli estremisti sfruttano i media per raggiungere un’audience più ampia


André e Markus hanno riferito anche di come gli estremisti sappiano sfruttare i media per raggiungere un’audience più ampia e per minacciare determinati gruppi sociali: «Immaginate che estremisti di destra vandalizzino una sinagoga con del sangue, distruggendo le finestre e lanciando una testa di maiale; in questo caso i mass media sarebbero il mezzo perfetto per diffondere la notizia dell’accaduto. Così, sarà presa di mira non solo quella specifica comunità ebraica, ma tutte le comunità ebraiche. Per loro si tratta quindi anche di creare un’atmosfera di violenza», hanno spiegato i due intervistati.

Quali sono le conseguenze che i giornalisti dovrebbero trarre da queste affermazioni? Dovrebbero semplicemente smettere di riferire sulle violenze d’estrema destra? «No, per favore!», ha obiettato Stefan, il giornalista freelance: «Le repressioni e le limitazioni contro gruppi di questo genere sono possibili soltanto insieme alla pressione dei mass media. Questo è un aspetto che indebolisce molto il mondo neonazista». Nei suoi servizi giornalistici sulle violenze e l’estremismo di destra, Stefan cerca di focalizzarsi sulle vittime e sulle pene, piuttosto che sui sospettati. Secondo lui, questo avrebbe un effetto deterrente, in quanto persino gli estremisti detestano il carcere.

Alla richiesta di suggerimenti per altri giornalisti, Stefan consiglia di non evitare le discussioni su questa ideologia e sui casi ad essa connessi. Al contrario, è necessario contestualizzare le posizioni estremiste: «Cosa significa davvero quando le persone chiedono restrizioni per l’immigrazione o le espulsioni dei migranti? Di cosa si tratta? E ci sono mai stati casi simili nella storia?», ha detto Stefan, fornendo qualche esempio.

Questa contestualizzazione potrebbe aiutare a ridimensionare gli atteggiamenti dell’estrema destra. Nel migliore dei casi possibili, i giornalisti potrebbero anche riuscire a promuovere una discussione critica che potrebbe portare alcuni militanti addirittura a respingere quest’ideologia. Poi, Stefan spinge indietro la sua sedia. Deve andare a Dresda per scrivere di una manifestazione d’estrema destra. Probabilmente incontrerà alcuni dei suoi amici del passato. Alla domanda, se avesse paura, ha risposto: «Non mi importa che mi minaccino. Se posso informare altre persone sui pericoli di questo mondo e compensare per ciò che ho fatto in passato, vale la pena di correre il rischio».

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