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I ragazzi rom e sinti: ecco perché abbiamo paura

Paura. Di ciò che i media dicono e degli effetti che hanno sulle persone. Lettera aperta di un gruppo di giovani rom e sinti

Questa volta non c’è neppure il filtro di un’associazione. La comunità rom e sinta in Italia ha una sua voce, una sua opinione e la vuole far sentire.

Quali sono le conseguenze di una cattiva informazione?

Lo stimolo per questa lettera aperta ai media ha origine in una casa come tante altre, durante una cena. Un padre è in difficoltà quando deve spiegare a sua figlia perché, giorno dopo giorno, in televisione sente cose tanto negative sui rom; quando le deve spiegare perché non deve vergognarsi delle sue origini, perché non deve avere paura se anche lui ne ha.

Un gruppo di giovani di origine rom e sinta si rivolge direttamente ai media con un appello: «Siate portatori di giustizia sociale. Date voce anche alle positività e alle tantissime storie di normalità, oscurate dall’odio mediatico».

Di seguito il testo integrale.

Siamo un gruppo di ragazze e ragazzi, rom e sinti. Alcuni di noi sono italiani, altri provengono da vari paesi europei, altri ancora sono nati in Italia, ma di fatto sono sempre stranieri grazie all’accoglienza burocratica del nostro paese.

Tutti noi crediamo nell’onestà, nella giustizia, nei diritti e nei doveri di ogni essere umano; noi ci stiamo impegnando e formando come attivisti per dare voce al nostro popolo, fin ora rimasto legato e imbavagliato.

Vogliamo esprimervi una sensazione che stiamo vivendo in questo periodo, la sensazione si chiama PAURA. Sì paura, perché sono giorni, forse oramai mesi, che tv e giornali ci bombardano con messaggi che sostanzialmente dicono: i rom e i sinti rubano, sono TUTTI delinquenti, vogliono vivere ai margini della società in baracche fatiscenti, non vogliono lavorare e nessuno di loro vuole studiare ecc.

Bene, mettendoci nei panni di chi non sa niente di questo antichissimo popolo, inizieremmo a crederci e inizieremmo a non volerli più nella nostra Italia. E se fossimo bambini, che cosa impareremmo? Sicuramente, con un germoglio di odio nel cuore così potente e annaffiato bene tutti i giorni, da grandi non solo odieremmo i rom e i sinti, ma saremo pronti a ucciderli, non per cattiveria ma per difenderci e per difendere la “nostra” Italia dai cattivi e sporchi rom e sinti.

Il nostro pensiero va a tutti quei bambini che direttamente o indirettamente assimilano concetti senza alcun filtro, tramite i vari talk show, programmi d’intrattenimento e tg, che quotidianamente accompagnano alcuni momenti della giornata dei nostri figli.

La paura è che questi ragazzi, e alcune persone per bene, gradualmente assimilino questi gravi concetti e che da un semplice pregiudizio cresca nel cuore della gente l’ODIO. Questo è un fatto grave, che non deve succedere, sarebbe da irresponsabili non fermarlo.

Quindi chiediamo a tutti i professionisti della comunicazione, di non macchiarsi di questa grave colpa, di non essere complici e artefici dell’istigazione all’ODIO, della PAURA e della distanza tra la gente.

Chiediamo di non essere usati dai vari politici nelle loro finte campagne elettorali, ma chiediamo a loro di agire insieme a “noi” rom e sinti per politiche di vera inclusione sociale compartecipata.

Chiediamo di non essere usati dai vari giornalisti di turno scatenatori di ODIO e PAURA, per fare audience o vendere qualche copia in più.

Chiediamo a tutti i professionisti della comunicazione di ascoltare noi rom e sinti, perché abbiamo molte storie da raccontare sulla magnifica cultura millenaria del nostro popolo, così come sulle difficoltà che quotidianamente affrontiamo, nonostante non arrivino mai sulle prime pagine dei giornali.

Chiediamo di discutere con noi i perché di certe realtà e chiediamo di far emergere le fallimentari politiche di ghettizzazione subite dal nostro popolo, molte delle quali emerse negli ultimi tempi.

Vostro è l’Onore e il Dovere di raccontare i fatti, voi siete coloro che danno gli strumenti alle masse per capire e agire. Siate portatori di giustizia sociale. Date voce anche alle positività e alle tantissime storie di normalità, oscurate dall’odio mediatico.

Chiediamo verità.

Chiediamo dignità.

Per il nostro popolo.

Con questa lettera chiediamo ufficialmente il vostro IMPEGNO per fare luce e dare voce al nostro popolo, noi vi offriamo il nostro. Insieme possiamo e dobbiamo scrivere una nuova pagina.

Da oggi è ufficiale, potete contattarci quando volete.

Grazie.

Fiorello Miguel Lebbiati, sinto, rom, 33 anni, Capannori (Lucca), italiano

Joselito Lebbiati, rom, sinto, 32 anni, S. Alessio (Lucca), italiano

Damiano Cavazza, sinto, 32 anni, Nave (Lucca), italiano

Gladiola Lacatus  Lacramioara, rom, 21 anni, Roma, romena

Husovic Nedzad , rom, 24 anni, Roma, nato in Italia ma senza cittadinanza

Serena Raggi, sinta, 26 anni, Bologna, italiana

Dolores Barbetta, rom, 29 anni, Melfi, italiana

Ivana Nikolic, rom, 23 anni, Torino, serba e croata

Sead Dobreva, rom, 32 anni, Rovigo, serbo

Sabrina Milanovic, rom, 25 anni, San Nicolo D’Arcidano (Oristano)

Pamela Salkanovic, rom, 17 anni, nata a Roma, ma senza cittadinanza

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