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Ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Unhcr: robuste capacità di ricerca e soccorso in mare di vitale importanza

 

Questa volta si temono 146 vittime. L’imbarcazione, secondo l’unico superstite, sarebbe partita dalla Libia e a bordo contava 5 bambini tra i passeggeri

Come riportano numerose testate, ieri, a Lampedusa l’unico superstite del naufragio in cui si teme abbiano perso la vita oltre 140 persone, ha raccontato agli operatori dell’Alto commissario delle Nazioni unite per i Rifugiati quanto accaduto. L’imbarcazione era partita due giorni prima da Sabratha, in Libia, con a bordo 147 persone, delle quali 5 bambini e diverse donne incinte. La barca avrebbe iniziato presto a imbarcare acqua e il superstite, un ragazzo di 16 anni, si sarebbe salvato restando aggrappato a una tanica di benzina galleggiante fino all’arrivo dei soccorritori.

“Quest’ultima tragedia rappresenta un altro drammatico modo per ricordare quanto siano di vitale importanza robuste capacità di ricerca e soccorso in mare. Il salvataggio di vite umane in mare deve rimanere una priorità chiave per tutti” ha scritto in una nota Unhcr, ricordando che “anche le ong stanno avendo un ruolo chiave nel salvataggio di vite umane, dal momento che contribuiscono con ulteriori e necessarie capacità di ricerca e soccorso” e che “nel 2016, il 26 per cento di tutte le operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale sono state condotte dalle ong, più del doppio di quelle dell’anno precedente”.

 

 

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