“Per me il problema non è neanche tanto che le nostre parole non sono sexy, il problema è che non abbiamo mai avuto un rapporto di forza per farne usare almeno una”.
“Il nero è sempre la persona povera, ai margini, anche quando non è criminale, è sempre uno che fa fatica, non è mai la persona intelligente, preparata, che ha studiato, che ha i figli che vanno all’università. Quella roba non c’è mai”.
“Una giornalista di un importante canale televisivo mi ha avvicinato per chiedermi se volessi raccontarle la mia storia. Questo è puro razzismo. Non si è fermata un attimo a considerare che anch’io ero un giornalista, un suo collega. Mi ha visto come un “testimone””.
Queste frasi sono state pronunciate da alcune delle 68 persone intervistate in Grecia, Italia, a Malta e in Spagna per la realizzazione delle ricerche europee e nazionali del progetto MILD (More Correct Information; Less Discrimination) di cui associazione Carta di Roma è partner. Sono giornaliste e giornalisti, attiviste e attivisti e professionisti della comunicazione ed esemplificano molto bene alcuni limiti del rapporto tra media e mondo delle migrazioni.
I risultati di questo lavoro sono da oggi disponibili online grazie alla pubblicazione del rapporto europeo “Le persone migranti, rifugiate e razzializzate. Da oggetto a soggetto di informazione”, un lavoro di ricerca svolto da Lunaria in collaborazione con l’associazione Carta di Roma, AMAM-African Media Association Malta (M), ANTIGONE (GR) e Maldita.es (Es) nell’ambito del progetto MILD, More correct Information, Less Discrimination.
Il rapporto si articola in 5 capitoli analizzando il contesto organizzativo e la composizione del personale delle realtà intervistate, il livello di consapevolezza della presenza del razzismo all’interno e all’esterno delle organizzazioni, le caratteristiche più ricorrenti nella produzione delle narrazioni e le esperienze sinora sperimentate per produrre narrazioni nuove. Nel capitolo finale, alcuni suggerimenti di lavoro delineano alcuni possibili percorsi di lavoro.
Senza alcuna pretesa di esaustività, questo lavoro collettivo mette a fuoco alcune caratteristiche strutturali comuni che contraddistinguono il mondo dell’informazione e la comunicazione sociale relativa alle persone migranti, rifugiate, con background migratorio e razzializzate nei quattro paesi presi in esame, ma lascia intravedere che il cambiamento è possibile. Anzi, è già in corso.
Buona lettura!
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